A thing of beauty is a joy forever

Sono giorni frenetici in cui impegni, appuntamenti sociali, lo studio e lo scrivere s’intrecciano e mi lasciano poco tempo per tutto, ma questo post andava fatto. Quello di cui voglio parlarvi in questo breve post è un piccolo puntino dal quale si potrebbero far partire i più svariati discorsi e le più ampie riflessioni e forse lo faremo.
 Il puntino in questione era una bellissima donna, Gia Marie Carangi. Non la conoscete, vero? Nemmeno io la conoscevo, ma fortunatamente una mia amica (un giorno vi parlerò anche di lei perché è un’artista coi fiocchi) mi consigliò di vedere il film sulla storia della sua vita. Vidi il film, nacque l’amore.
 Ve lo consiglio vivamente (sssh segreto; se non lo trovate, sappiate che lo trovate in playlist su youtube), si chiama “Gia, una donna oltre ogni limite”. Titolo mai fu più giusto. 
Gia, bellissima, è stata una donna davvero oltre ogni limite. Una donna problematica, certo, ma capace d’amare oltre ogni limite di quell’amore che solo in pochi possono conoscere in una vita. 
“Metti paura alla gente e nessuno s’accorgerà della paura che hai tu” diceva. Il problema della sua vita fu infatti, non l’amore, ma la dipendenza. La dipendenza dall’alcol e dalle droghe, la dipendenza che le persone instabili ed insicure cercano di avere, sempre e comunque. Alcune donne sono così, dipendenti, che sia qualcuno, qualcosa od una sostanza nociva non importa, hanno bisogno di dipendere e credo fu proprio questo il problema di Gia. Ha trasformato il successo, la fortuna, la carriera e la bellezza, nonché l’amore, in dipendenza. Ha rovinato tutto, ma quanto ha amato. Oltre ogni limite.
 Oltre alle mie riflessioni da pazza (pff, siamo donne e tutto ci è concesso), voglio spendere due parole per dirvi brevemente chi era. Nata nel 1960, la Carangi è considerata da molti come una delle prime e più belle supermodelle e non è un caso se Cindy Crawford fu soprannominata “Baby Gia”. Infanzia difficile, famiglia violenta e rapporti instabili, la storia di molti e anche la sua. La ragazzaccia di Philadelphia si trasferisce a New York all’età di soli diciassette anni e da lì comincia il successo, un vortice velocissimo e fortissimo di successo, esperienze e vita frenetica. “Io non volevo fare la modella”, disse più tardi.
 Potrei continuare a raccontarvi della sua vita, ma dopo il successo avvenne il declino, aumentarono le dipendenze e la storia della nostra principessa Gia non si conclude con un lieto fine. 
La storia di Gia è piena di insegnamenti, è piena di un sacco di belle cose non ostante tutto. Non voglio insegnarvi nulla, vi consiglio di vedere il film che vi ho già menzionato poche righe più su (anche se è un film biografico “non autorizzato”) o magari potreste vedere il film documentario “The Self-Destruction of Gia”. Meglio ancora, leggete il libro sulla sua vita che scrisse una sua amica. 
Io vi lascio così…
“Vita e morte. Energia e pace. Se mi fermo oggi ne valeva comunque la pena, anche gli sbagli terribili che ho fatto, e che disferei se potessi. Le pene che mi hanno bruciato e lasciato cicatrici sulla mia anima. Ne valeva la pena perché mi hanno permesso di camminare dove ho camminato, che è stato un inferno in terra, il paradiso in terra e ritorno. All’interno, sotto, lontano, in mezzo, attraverso, dentro e sopra”.

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